DALL'ALTRA PARTE DEL MARE

di

JEAN SARTO

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Nel suo insieme, tuttavia, il film ha un rigore stilistico notevole e pur dando più spazio al saggio che non allo spettacolo, si fa accogliere con rispetto. Anche per la sua cifra insolita.

                                                                 (Gian Luigi Rondi – IL TEMPO)

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Il film è di estremo interesse ideologico-tematico-cinefiliaco e giustamente non risolve l’enigma tra neutralità ed emozione….un confronto di testa tra mezzi d’espressione-comunicazione che sollecita un momento pilotato di riflessione nel finale open  in cui il grigio uccide lo spasmo morale di un teatro che ha perso il diktat epico, ma cerca altrove, tra la Risiera e Basaglia.

                                         (Maurizio Porro – CORRIERE DELLA SERA)

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Ancora un piccolo, fiero, film italiano sull’eterno dramma d’amore tra arte, vita, teatro e cinema dopo L’Ultimo Pulcinella di Scaparro. Dall’altra parte del mare di Jean Sarto (nome d’arte di Giancarlo Sartoretto)…mescola i linguaggi, crea contrasti troppo teatrali…e si lascia andare a qualche datato vezzo meta cinematografico quando fa discutere gli attori del film sul film. Ma c’è personalità.

                                                      (Francesco Alò – IL MESSAGGERO)

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Il teatro, che sembra essere l’unico genere di riferimento all’interno della pellicola, apre in realtà diversi punti di vista, piccoli flash che si insinuano in questo racconto ricalcando la logica delle scatole cinesi: ogni “scatola” spazio-temporale racchiude in sé un rimando (…)

                                                                   (CLOSE-UP)

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Forse con DALL’ALTRA PARTE DEL MARE il regista Jean Sarto – pseudonimo di Giancarlo Sartoretto, già curatore del Net Indipendent Film Festival, al suo primo lungometraggio, si è voluto cimentare con una sfida ai limiti dell’impossibile: immergere fino al midollo il discorso sulla memoria e il rimosso legato al trauma collettivo più doloroso della Storia moderna, quello della Shoah e dei campi di concentramento nazisti, in un contesto che fosse al tempo stesso metalinguistico e psicoanalitico. Dall’altra parte del mare è, a conti fatti, un’opera dalle ambizioni smisurate, che affronta di petto un numero incalcolabile di tematiche eteroclite, cercando, in una maniera e con modalità quasi “rabdomantiche”, un “collante” che le tenga  insieme in maniera coerente e – soprattutto – credibile.

                                                    (Sergio Di Lino – CINEMA AVVENIRE)

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E’ un film che parla di una rappresentazione teatrale multimediale basata a sua volta su un romanzo, su materiale fotografico, su interventi video. Questi vari livello emergono di tanto in tanto, senza soluzione di continuità: gli attori un attimo prima si trovano a guardare in macchina, diretti verso lo spettatore, poi subito dopo si rivolgono agli altri personaggi, cambiando  livello diegetico.

                                                                     (Megamodo)

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Ma l’esordiente Jean Sarto (all’anagrafe Giancarlo Sartoretto), nonostante molte ingenuità e un avvio faticoso, riesce a firmare un’opera inconsueta che ragiona su tempo e memoria e approda ad un finale poetico.

 

                                                                      (S. L.    rivista CIAK)

 
 
 
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